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10月21日 Dispensa Fita 2Rilascio a sorpresa, didattica e sviluppo
Motivazioni dell’orientamento al rilascio a sorpresa. Oltre all’identificazione del corretto allungo le nostre linee di tiro ci hanno fornito, a suo tempo, un altro importante input, questa volta relativo alle metodiche d’apertura dei rilasci meccanici. Molti fra i nostri tiratori infatti, anche capaci di ottime prestazioni, avevano in effetti intrapreso la strada del rilascio conosciuto come “volontario”. Noi tutti sappiamo bene quanto questa strategia possa, nell’immediato, ma persino a lungo termine e senza preavviso alcuno, portare gli atleti verso tutta una serie di problematiche esecutive che partendo da sporadiche “anticipazioni” possono arrivare sino a sfociare in quella tipica “patologia” che riconosciamo come Target Panic. Sappiamo altresì che, in buona parte, le origini di tali anomalie esecutive prendono origine, appunto, dal malfondato progetto che prevederebbe la gestione consapevole e simultanea di rilascio e mira. Un dualismo che riconosciamo certamente come insostenibile considerato che la nostra mente, a livello conscio, non può che gestire un'unica azione. Intuitivamente quindi, il più saggio fra i programmi pensabili per la regolazione di un simile progetto prevederebbe che il subconscio, una volta adeguatamente addestrato, si prendesse in carico il rilascio e/o la mira. Considerato inoltre, compoundisticamente parlando, che il mirare, inteso nel senso migliore del termine, ha indubbiamente un certo peso entro il contesto esecutivo, l’occuparsi coscientemente del suo andamento lasciando all’ inconscio la gestione del processo di sgancio ci è sembrata l’opzione più logica e, presumibilmente, pagante. Il principio crediamo oramai universalmente riconosciuto e che anche noi abbiamo fatto nostro sia livello didattico che avanzato recita quindi che il Rilascio a Sorpresa è di gran lunga più compatibile ai nostri scopi in quanto, per sua stessa natura, mette al riparo gli atleti da quella impercettibile ma onnipresente tendenza ad un calo della tensione nei gruppi muscolari impegnati nel tiro che si innesta esattamente nell'attimo in cui il consapevole ordine di sgancio prende corpo nella vostra mente. Oltre a ciò, si può molto intuitivamente dedurre che se fossimo impegnati ad eseguire un preciso e cosciente ordine esecutivo ( premi il grilletto), di certo non potremmo pretendere di essere contemporaneamente focalizzati sulla mira vera e propria. Possiamo dunque sostenere che imparare il Rilascio a Sorpresa, o meglio, le sue strategie applicative, per il neofita ha scopo quasi Preventivo,per l’agonista evoluto, qualora già non lo praticasse, significherebbe invece liberare delle potenzialità ancora latenti. A tutt’oggi inoltre, il Rilascio a Sorpresa, sembra rappresentare la cura più efficace e sicura per uscire dallo spettro del Target Panic. La strategia di rilascio. Va da subito precisato che, potenzialmente, le strategie che portano al Rilascio a Sorpresa possono essere applicate a qualsivoglia tipologia di sgancio meccanico. Con o senza grilletto, infatti, i programmi d’azionamento indiretto, perché è di questo che fondamentalmente stiamo parlando, trovano comunque felice applicazione. Naturalmente ogni apparecchio richiamerà a soluzioni leggermente diverse, tuttavia, i principi base rimarranno inalterati. Alcuni presupposti nella scelta e nel settaggio preliminare degli apparecchi di sgancio andranno però seguiti. Nello specifico dei rilasci meccanici “impugnabili” per esempio, sappiamo che un preciso posizionamento della mano dello sgancio meccanico entro il corpo dello stesso sicuramente potrà fare la differenza. Indispensabile all’inizio sarà quindi l’identificazione di un apparecchio compatibile con la morfologia delle nostre estremità. In altre parole il nostro sgancio meccanico non dovrà costringere la mano che lo trattiene ad assumere degli atteggiamenti innaturali o forieri di tensioni parassite. Ancora una volta sarà inoltre importante impugnare lo strumento nella maniera più idonea e con la stessa precisione e cura che verrebbe richiesta ad un tiratore olimpico al momento della presa alla corda. Le linee guida che potrebbero orientare una buon approccio allo sgancio meccanico sono relativamente semplici e parlano di una presa non certo in punta di dita ( tensioni indotte a mano, polso ed avambraccio) ma nemmeno troppo interna ( tutto rimarrebbe indissolubilmente bloccato in una posizione non modificabile da qualsivoglia intervento dinamico ). Sarebbe opportuno inoltre che tutte le dita impegnate nella presa impiegassero le medesime falangi evitando di assumere il classico assetto “ad aprire” dall’indice verso il dito di presa più esterno. Una immagine pressochè ideale di presa allo sgancio potrebbe vedere quindi , una volta raggiunto l’ ancoraggio, le punte delle prime falangi delle dita impegnate nell’azione rivolte verso il bersaglio e non verso il nostro viso ( presa troppo in punta) o verso il terreno ( presa troppo interna). Tutto ciò viene ritenuto applicabile ad ogni tipologia di rilascio meccanico “ impugnabile”, sia quindi esso azionato da un grilletto, o predisposto agli effetti di un azione torsionale o, ancora, semplicemente, sensibile all’incremento del carico. A nostro avviso infatti, In tutti questi casi, l’affidabilità della presa risulta discriminante ai tempi di rilascio al di là ed al di sopra dell’azione che verrà poi messa in atto per arrivare alla conclusione del tiro. Anche gli sganci meccanici trattenuti al polso e solitamente azionati dal dito indice o dal dito medio, dovranno essere adeguatamente trattati per rispondere con agio alle richieste di un rilascio a sorpresa. Basilare in questi casi risulterà la regolazione in lunghezza del corpo ospitante il grilletto e, naturalmente , il posizionamento della polsiera stessa assieme all’assetto delle rimanenti dita della mano coinvolta che, perché possa scaturire un vero rilascio a sorpresa, dovranno risultare rilassate e non serrate a pugno. Il dito predisposto a fare leva sul grilletto dovrà essere inoltre in grado di offrire una certa precarica allo stesso che nel prosieguo dell’azione verrà liberato in maniera comunque indiretta. Una precarica che dovrà essere messa in atto peraltro anche nell’uso degli apparecchi “impugnabili”. In merito alle dita direttamente impegnate ad agire sul grilletto la direttiva unica rimane oramai inalterata : “ Evitare i polpastrelli”, e questo, per delle intuibili ragioni inerenti sensibilità e leva. Arrivando agli apparecchi di sgancio privi di grilletto dobbiamo ribadire l’importanza di una presa al corpo dell’apparecchio precisa ed affidabile non solo per posizionamento ma anche e , se ci è concesso il termine, per “intensità” ( pressione). Il Rilascio A Sorpresa Da un punto di vista didattico abbiamo realizzato che, sotto questo aspetto, sarebbe stato utile assegnare un “compito” a tutte le dita impegnate sullo sgancio meccanico. Abbiamo fatto quindi riferimento al dito indice come a quello di “sicura”, al medio come quello di “fulcro” e ad anulare e mignolo come gli addetti alla “leva” ed alla sua ottimizzazione. Essere pienamente consapevoli di questa sorta di schema e delle sue sinergie significa, a nostro avviso, gettare le basi per la costruzione di un ancor più evoluta strategia di rilascio, ovvero, quella “ Per Incremento”. Abbiamo ritenuto quindi fondamentalmente che fosse necessario rendere consapevoli i nostri tiratori sull’importante “gioco” delle dita entro il processo di sgancio sino ad arrivare a pretendere il rilascio della corda solo attraverso la modulazione della pressione esercitata dalla dita sul corpo dell’apparecchio ( Sia a crescere che a decrescere). Potremmo quindi sostenere che su di una presa ben impostata si potrà costruire un’altrettanto efficace regolazione del meccanismo di liberazione ulteriormente ottimizzabile attraverso la modulazione dell’impegno delle dita sul corpo dello sgancio. Il tutto ci porterà a padroneggiare quello che ci piace chiamare il “Rilascio A Sorpresa” che, a sua volta, sarà condizione prima per accedere quindi e finalmente al “ Rilascio Per Incremento” o al “ Back Tension Release”, se preferite. Crediamo infatti che sarebbe davvero insensato pretendere una’adeguata omogeneità nei tempi di rilascio della freccia applicando un incremento su dei segmenti non sinergici fra loro, non precisi per posizionamento o, peggio ancora, variabili per intensità di presa. Il Rilascio Per Incremento O, come dicevamo, “ Back Tension Release”, se preferite. Come certo vi è noto l’attivazione dei rilasci meccanici con questa applicazione avviene, o dovrebbe avvenire, attraverso un incremento del lavoro dei muscoli dorsali predisposti ( Nello specifico, il gruppo dei Romboidi ed il Sollevatore Della Scapola). I micro movimenti innescati da una simile azione dovrebbero di fatto riflettersi direttamente sul nostro rilascio meccanico attraverso un circuito che partirebbe dalla scapola di trazione passando per spalla, braccio, avambraccio , polso , mano e quindi, dita. Perché questo accada entro il tracciato sopracitato non dovrebbero essere presenti tensioni muscolari parassite e/o non controllate che, di fatto, potrebbero interrompere od inquinare tale passaggio. Applicativamente parlando abbiamo notato che, molto spesso, la percezione della tensione dorsale e quindi della sua modulazione rappresenta lo scoglio più arduo da superare per i tiratori ( soprattutto neofiti). Spesso, infatti, nonostante un atteggiamento posturale corretto, una dinamica di trazione adeguata ed un settaggio ottimale dei segmenti ossei del lato di trazione, la famigerata “tensione dorsale”non viene percepita dagli atleti. Altrettanto frequentemente sì è ancora evidenziato però che detta “anomalia” è indotta da una non sufficiente sensibilizzazione della parte. In altre parole, molti tiratori, pur agendo in una condizione ossea e muscolare del tutto ortodossa, mai hanno potuto, dovuto o voluto far riferimento alla condizione dei muscoli dorsali interessati .In questa particolare situazione, il lavorare esclusivamente sulla migrazione dei segmenti ossei coinvolti ha dato ugualmente dei buoni risultati arrivando alla fine a far scoprire con il tempo ai tiratori sia la presenza della tensione dorsale che la sua modulabilità e quindi, i suoi benefici effetti sul tiro. Dal nostro punto di vista ribadiamo che è comunque risultato importante in questo senso che il tragitto didattico preveda dapprima lo sviluppo del “ Rilascio A Sorpresa” e quindi il passaggio al “ Rilascio Per Incremento”. Sicure e Clicker. Molti fra gli apparecchi sprovvisti di grilletto sono dotati di soluzioni capaci di impedire l’apertura del meccanismo di sgancio ( sicura) o di suggerire al tiratore quale sia la situazione dell’identico meccanismo rispetto alla sua attivazione ( mezzelune con clicker). Non abbiamo riscontrato alcuna controindicazione all’uso di tali apparecchi a patto che, sia la sicura che il clicker abbiano una precisa, sensata e logica collocazione all’interno della strategia di tiro. Abbiamo notato che, ragionevolmente, tale collocazione potrebbe essere prevista fra l’acquisizione dell’ancoraggio e l’inizio della fase di mira. Uno scklicheraggio od una liberazione della sicura ottenuti prima di una solida e certa presa di contatti al viso e dopo la focalizzazione in mira potrebbero di fatto inibire tutti i vantaggi gestionali legati al un rilascio comunque non prevedibile. Talvolta la cattiva gestione di questi ausili ( sicura e clicker), possono addirittura portare un buon tiratore, alle soglie del Target Panic. E’ quindi con tutte le cautele possibili che si deve approcciare a questo stile di tiro. In ogni caso, l’ulteriore risorsa offertaci dagli sganci meccanici ad “ Incremento Puro”, può permettere anche a questi atleti di ricondizionarsi nella maniera più adeguata. Vento e Rilascio A Sorpresa. L’uso in condizioni ventose degli apparecchi di sgancio senza grilletto è sempre stato vissuto come un problema di complicata soluzione. In realtà parecchi fra i tiratori di vertice compound ci hanno dimostrato in questi anni che il problema può essere agevolmente superato. Dal canto nostro abbiamo riscontrato che uno sviluppo del rilascio a sorpresa didatticamente impostato così come vi è stato descritto può permettere ad un tiratore più evoluto di isolare delle tecniche di rilascio miste ( Modulazione pressione dita / incremento)capaci di creare un vero e proprio “acceleratore”, il quale, pur permettendo le gestione di tempi di sgancio decisamente più ristetti, mantiene inalterata la “sorpresa” e quindi, i suoi benefici operativi. Dispensa FITA 1Fattori chiave nell’evoluzione tecnica e prestazionale Compound
Come certo tutti noi ben sappiamo, creare una corrente tecnica univoca all’interno di un movimento sportivo è fattore essenziale alla diffusione ed all’evoluzione di qualsivoglia disciplina. Allo stesso tempo, il porre in essere un simile progetto non è azione scevra da difficoltà di varia natura. Spesso inoltre un processo così importante necessita di tempi d’assimilazione piuttosto lunghi. Detto questo risulta tuttavia irrinunciabile da parte degli addetti ai lavori impegnarsi in questo senso. Entrando nello specifico, anche la nostra federazione, a suo tempo, si è trovata a voler imprimere al movimento compoundistico nazionale una spinta propositiva che contribuisse a creare un nuovo interesse verso la specialità e nello stesso tempo consolidasse i talenti già espressi. Naturalmente, per assolvere tale compito, non potevamo che guardare a quelle correnti tecnico esecutive capaci, al momento, di risultare vincenti, oltre che da tempo consolidate. Proporre un modello tecnico, per quanto elastico, ci pone sempre di fronte a delle decisioni da prendere, a delle posizioni da mantenere e, in definitiva, ad una presa di responsabilità di fronte ad appassionati e tecnici di qualsivoglia preparazione e grado. Un lavoro non semplice, sicuramente. Avendo ben chiari questi presupposti siamo partiti da una breve analisi tesa a dare un identità sportiva ancor più precisa al compoundista italiano tipo che è risultato essere: A) Un atleta non professionista. B) Molto spesso tecnico di se stesso. C) Altrettanto frequentemente votato ad un modello di chiara radice ricurvistica. Da tali punti si è di conseguenza potuto evincere che avremmo dovuto isolare delle linee guida capaci di evitare ai nostri specialisti i malintendimenti più tipici dei tiratori compound provenienti da tale estrazione. Dovendo necessariamente in questa sede identificare quantomeno le principali anomalie tecnico/ esecutive peraltro chiaramente rilevate anche sui nostri campi di tiro, potremmo dunque dire che ci siamo rivolti al chiarire l’ identificazione del corretto allungo e lo sviluppo del rilascio a sorpresa. Due fattori che, siamo certi, anche molti fra i qui intervenuti si sono trovati a dover discutere e risolvere. L’allungo nell’arco compound. Considerate appunto le osservazioni sul campo abbiamo ritenuto che il sovrallungo rappresentasse l’anomalia tecnica più comune ai nostri compoundisti. Tale dato di fatto si poteva inoltre riscontrare a qualsiasi livello prestazionale avessimo voluto fare riferimento ( basso/ medio /alto) , naturalmente in soglie e con effetti sensibilmente diversi. Il primo passo che quindi abbiamo ritenuto opportuno mettere in atto è stato quello di isolare una metodica base che mettesse al riparo i vecchi e nuovi specialisti della disciplina compound dalle insidie del sovrallungo. Uno stato in cui, come tutti ben sappiamo, persino le scelte posturali riconosciute come più corrette, vengono inibite, a tutto scapito della futura evoluzione del tiratore. Ricordiamo infatti che, sin dal livello didattico base, qualsivoglia tecnico è chiamato alla formazione di atleti adeguatamente strutturati che proprio grazie a degli input opportuni, possano poi scegliere liberamente il loro futuro arcieristico, fosse anche quello ludico, piuttosto che quello agonistico. Formare arcieri che rimangano in attività per lungo tempo crediamo quindi sia una delle chiavi di lettura più rilevanti per l’evoluzione anche meramente numerica dei praticanti. Dopo attente valutazioni abbiamo quindi preso in considerazione uno strumento base, già ampiamente in uso negli Stati Uniti entro gli schemi didattici della NFAA , inerente la Rilevazione Preventiva Dell’allungo . Laddove per preventiva si intende una semplice misurazione antropometrica da poter applicare anche su tiratori neofiti . Tale strumento,sebbene abbinato ad altri, può rimanere comunque indicativo anche a livelli tecnicamente e prestazionalmente più alti. Naturalmente lo “Spam Test” non vanta la presunzione di un identificazione millimetrica dell’allungo ma, altrettanto certamente ( almeno nel 95 – 97 % dei casi ), è capace di evitare le pericolose situazioni di sovrallungo.
Lo “ Spam Test” La rilevazione antropometrica si esegue, molto semplicemente, chiedendo al soggetto in posizione eretta e con le braccia distese lungo i fianchi di aderire con il dorso ad una superficie verticale liscia e sufficientemente ampia . In tale stato gli si richiederà di rivolgere i palmi delle mani in avanti attraverso l’extrarotazione degli omeri . Infine si indurrà un abduzione della braccia sino a raggiungere i novanta gradi. Tutto il corpo del soggetto dovrà rimanere aderente alla superficie verticale mentre le dita delle mani dovranno risultare distese. In tale assetto corporeo il tecnico si preoccuperà di rilevare, attraverso un flessimetro, la distanza che intercorre fra le estremità delle due dita medie. Tale misura andrà annotata. A questo punto sarà sufficiente applicare un altrettanto semplice formula che recita : “ Ad uno spam rilevato di 71” il soggetto potrà ragionevolmente vantare un allungo di 28” AMO”. Considerato tale rapporto come standard, ad ogni pollice in eccesso o difetto ci si preoccuperà d’aggiungere o sottrarre matematicamente ½” ai 28” AMO citati in partenza. Naturalmente, per estrapolare l’allungo naturale del tiratore ( o al pivot, se preferite ), applicheremo al dato una sottrazione di 1 ¾”. Fuoriescono da tale schema i soggetti le cui mani risultassero evidentemente sovra o sotto dimensionate ( Aggiungere ½” / 1” per arto in caso di mani corte, viceversa nel caso opposto). Un ulteriore compensazione potrebbe essere presa in considerazione prendendo atto della grip montata sull’arco del tiratore. Qualora ci trovassimo in presenza di una impugnatura a profilo particolarmente alto, infatti, con tutta probabilità dovremo aggiungere quantomeno 1” all’allungo AMO ricavato in precedenza. Consapevoli della moltitudine di altre metodiche mirate comunque alla rilevazione preventiva dell’allungo ci siamo orientati verso lo “ Spam Test “ in quanto, a livello casistico, di gran lunga più collaudato. In questi anni del resto i nostri riscontri sono stati del tutto positivi.
Di fatto oggi gli appassionati italiani sembrano lontani dal poter cadere ancora in quei macroscopici errori di valutazione che in passato li hanno costretti ad amministrare eccessi di settaggio che potevano tranquillamente superare i tre pollici. Tutto ciò, oltre a limitare drasticamente le loro potenzialità, li sottoponeva di riflesso a degli esborsi piuttosto importanti sebbene ampliamente giustificati ( Sostituzione cam o arco ). Un grosso passo avanti da questo punto di vista è stato quindi fatto e l’incremento dei punteggi medi riscontrabili sulle ranking list nazionali ne è sicuramente la prova. Certo l’evoluzione non ha coinvolto in maniera omogenea tutto il paese ed in qualche zona non compoundisticamente molto “viva” le problematiche sono rimaste pressochè irrisolte.
Parametri valutativi e di auto – analisi. Avvalendoci quindi di questo utile strumento preventivo siamo arrivati ad isolare e collaudare un modello posturale di massima facilmente fruibile non solo dai tecnici ma anche dagli stessi tiratori considerato che la stessa visione del tiratore in fase di trattenuta è assolutamente esplicativa in merito ad eventuali anomalie del settaggio d’allungo. A grosse linee dovremo quindi inseguire una situazione che preveda un tiratore in posizione correttamente eretta con un atteggiamento dei piedi adeguato alla sua corporatura, con una spalla dell’arco naturalmente bassa e rilassata entro la sua articolazione, una mano ed un polso dell’arco quanto più rilassati possibile, una corda che tocchi la punta del naso, ed un gomito del braccio della corda ( o meglio la sua punta ) che da una visione posteriore si trovi in linea con il punto di pressione della mano dell’arco sulla grip e che ad una osservazione frontale, sia collocata quantomeno all’altezza del naso del soggetto. Bene, un tale atteggiamento, quando presente, garantirebbe una situazione pressoché ottimale delle leve e quindi il massimo dell’efficacia in termini scheletrici, almeno compoundisticamente parlando. Ovviamente esistono delle soglie di tolleranza entro questa schema che dovranno essere verificate al momento. Per esempio, si potrebbe considerare corretto un gomito più alto della punta del naso del tiratore, quasi mai uno più basso ( sovrallungo ). Si potrebbe tollerare lo stesso gomito posizionato esternamente rispetto al punto di pressione sull’impugnatura ( visione posteriore ), ma rarissimamente lo stesso riferimento identificato più internamente potrebbe considerarsi come accettabile ( sovrallungo).
Allungo Primario. Proseguendo nella nostra ricerca ci siamo trovati nella necessità di sensibilizzare i nostri tiratori verso un aspetto assolutamente peculiare alla specialità, ossia, l’oggettiva possibilità di ottimizzare l’ allungo di un compoundista attraverso degli interventi non direttamente coinvolgenti l’arco in quanto tale. Per comodità didattica abbiamo dunque voluto definire le operazioni di settaggio d’allungo direttamente coinvolgenti l’attrezzo come orientate alla ricerca dell’ Allungo Primario del tiratore,identificando invece l’agire su parametri comunque inerenti l’attrezzatura propria ad un compoundista come rivolte all’identificazione di quello che siamo arrivati a definire come Allungo secondario. Allungo Secondario Rappresenta quindi i diversi i fattori che concorrono a formare appunto un elemento tecnico di natura esclusivamente compoundistica che gioca un ruolo fondamentale nella ricerca della massima efficienza esecutiva pur esulando dal mero settaggio dell’arco. Tali fattori possono essere identificati in: Rilasci Meccanici. Ovviamente il tipo di sgancio meccanico in uso influenzerà in maniera diretta il nostro Allungo Secondario. Intuitive le differenze, per esempio, fra gli apparecchi a polsiera e quelli che invece vanno impugnati, siano essi dotati di trigger o meno. Per i primi, normalmente azionati da indice o medio, la regolazione della fascia di trattenuta al polso è d’importanza vitale in quanto, anche pochi millimetri di scivolamento, possono creare dei seri problemi gestionali dovuti, appunto, alla sostanziale modifica del nostro Allungo Secondario. Una modifica che intuitivamente porterà con sè problematiche legate ad ancoraggio, posizione peep, e alterazioni di varia natura. Persino la scelta del dito incaricato all’attivazione potrebbe richiamare ad eventuali adeguamenti di polsiera e/o cordino di trattenuta.
Impugnando … Non pensino però gli utenti dei rilasci meccanici a pollice o dei back tension release di potersi muovere con leggerezza o pressapochismo. Impugnare in maniera ortodossa e ripetitiva il proprio sgancio è infatti richiesta tecnica fondamentale che non andrà mai elusa. Ampia è la scelta ergonomica offerta dalle case produttrici che, ad onor del vero, negli ultimi anni, si sono mosse saggiamente cercando di soddisfare le richieste di una clientela sempre più attenta ed esigente. Troveremo comunque testine di trattenuta più o meno lunghe e quindi incidenti in maniera diretta sul nostro Allungo Secondario.
Cordini e Loop. Quasi inutile sottolineare che lo sviluppo di cordino di trattenuta e loop faranno pienamente parte del nostro Allungo Secondario. La loro lunghezza sarà vincolata ad un quantomeno opportuno punto di riferimento della corda sul naso assieme all’acquisizione di un altrettanto adeguato punto d’ancoraggio.
Grip e Peep Sight. In realtà, a ben vedere, il profilo della grip in dotazione al nostro arco dovrebbe essere considerata come parte integrante dell’allungo principale, ovvero quello riguardante esclusivamente il nostro compound. Sia come sia sarà tuttavia importante ricordare che il mutare del suo profilo in altezza andrà a modificare, in alcuni casi sin oltre ad un pollice, le richieste d’allungo. Anche in mancanza di una grip vera e propria, diversi modelli d’arco presentano, nella zona interessata, conformazioni tali da suggerire leggere modifiche all’allungo principale supposto. Per quel che concerne la peep sight, invece, risulta arcinoto che il suo posizionamento, pur non potendo fattivamente influenzare nè l’allungo primario ne quello secondario, potrebbe portare, qualora non fosse corretto, a degli atteggiamenti del tutto simili alle condizioni di sotto o sovra allungo. Anche in questo caso pochi millimetri possono fare la differenza.
Concludendo … Tipo di rilascio, presa allo sgancio, lunghezza di cordino e/o loop, grip, ed in subordine e per altri aspetti, il posizionamento della peep , rimangono fattori essenziali allo sviluppo del corretto allungo in un compoundista. Spesso, in fase di revisione tecnica, sono questi i primi fattori da prendere in considerazione prima di procedere verso modifiche ancor più radicali.
Intervista Reo WildeFiglio d’arte e fratello d’altrettanto campione, Reo Wilde ha firmato a Ulsan la gara perfetta: 1400 in qualifica e mai sotto i 118 negli scontri. Tanto di cappello!!... ,e ovviamente, tante domande …
Ok, presentiamoci … “Bene. Sono nato a Pocatello ( Pochetelo, lo pronunciamo qui ), capoluogo della Contea di Bannock, nello stato dell’ Idaho, nel pieno delle Montagne Rocciose, insomma. Ancora oggi ci vivo a Pocatello, e mi piace, mi piace davvero la mia città. Tanta natura, tanti arcieri e, ovviamente, la mia famiglia ed il mio lavoro. Già, non sono proprio un professionista puro. Parte della mia giornata infatti la passo lavorando all’ UPS, la famosa agenzia di spedizione. Un’ azienda che da sempre è molto vicina al mondo dello sport e che ha permesso anche a me di poter vivere al meglio questa mia grande passione.” Una passione che è iniziata …? “ Beh, con una famiglia come la mia, molto presto, anche se, a dire la verità, ho iniziato a gareggiare solo a 19 anni. I miei primi 6 anni d’arco li ho passati con l’Olimpico e poi, fatalmente, sono arrivato al compound. Mio padre è stato in questo senso un grande esempio da seguire e , come molti padri fanno, mi ha davvero aiutato parecchio all’inizio. Ad oggi credo che tecnicamente, io, mio fratello Logan e papà ci assomigliamo molto anche se ci differenziamo per gli sganci meccanici che usiamo. Io sono passato al Back Tension Release, loro sono rimasti con gli apparecchi a pollice, sebbene usati sempre “ a tirare”. Nel mondo del compound sei diventato famoso, oltre che per i tuoi grandi risultati, anche per la tua particolare postura di tiro … “Penso che vogliate sapere come mai tiro così piegato all’indietro vero?. In realtà lo faccio dal primo giorno in cui ho preso un arco in mano ed anzi, mio padre ha tentato spesso di farmi cambiare questo atteggiamento ma, come dire, io mi trovo benissimo così e proprio non me la sono mai sentita di cambiare. Che ci siano o meno delle similitudini, ho anche notato che molti fra i migliori tiratori di carabina assumono un atteggiamento del genere per mantenere una miglior distribuzione dei pesi ( centralità). Funziona per loro, funziona anche per me”. Tecnicamente parlando ti consideri un tiratore statico o dinamico? “ Provo a spiegarmi. Ho fondato il mio tiro su di un braccio dell’arco particolarmente solido che nulla fa oltre che mantenere l’arco “in posizione”, per così dire. Il mio davanti non spinge né fa altro, semplicemente “mantiene”, ed è questo che io intendo per “Dead Arm”.Per quel che riguarda il rilascio, invece, la Scott Archery mi ha chiesto di provare un apparecchio senza grilletto, ho imparato a usare la Back Tension, e me ne sono innamorato. Per arrivare allo scocco quindi, continuo la trazione. Se ruoto lo sgancio con le dita?. No, non lo faccio, ripeto, continuo a “tirare”, molto semplicemente, oltretutto uso una mezzaluna senza clicker. Il mio è veramente un rilascio a sorpresa”. Il tuo braccio dell’arco deve esserti risultato veramente utile nel vento di Ulsan … “ Paradossalmente è da sempre il mio punto forte e quello più debole, nel senso che, se non gestito al meglio, mi fa sbagliare più di qualsiasi altro aspetto del mio tiro. Ad Ulsan ho cercato di tenerlo costantemente sotto controllo e, per fortuna, la cosa mi è riuscita talmente bene che persino il vento non mi ha infastidito più di tanto. Ho cercato di seguire la stessa strategia anche durante gli scontri, inseguendo costantemente una buona esecuzione e non badando affatto a quello che nel frattempo riuscivano a fare i miei avversari diretti. Segreti?. No, davvero nessun segreto,solamente tanto allenamento. Prima dei mondiali mi sono impegnato parecchio nella preparazione cercando di tirare sempre almeno 150 frecce al giorno e, a quanto pare, la cosa ha pagato”. Materiali o tecnica, quale il fattore a tuo avviso più decisivo?. “ Trovo che le due cose vadano di pari passo. Una buona messa a punto può aiutare sicuramente ad esprimerti tecnicamente al meglio in ogni condizione. Personalmente porto avanti il tuning settando da principio center shot e punto d’incocco in maniera canonica controllando già da subito il volo di freccia. Se il volo od il gruppo non mi soddisfano passo alla prova della carta, anche qui cercando i soliti riscontri. A questo punto vado a verificare il raggruppamento e, se è il caso, tengo anche un po’ di score, tanto per avere un riscontro “vero”. Sono comunque sempre pronto a mettere in atto quei micro scostamenti che certe volte sanno fare la differenza. Solitamente per ottimizzare i gruppi ritocco per primo il center shot verso sinistra. In mancanza di riscontri insisto ancora ragionevolmente nello stesso senso, salvo poi andare decisamente dalla parte opposta se proprio i conti non tornano. Qualora persino il “fuori e dentro” non desse risultati ,allora induco gli stessi piccoli scostamenti sul piano verticale”. Il tentativo è comunque sempre quello di creare un rapporto arco, arciere, freccia il quanto più possibile efficace e quindi pagante in termini di punti. Uso particolare cura nello scegliere la stabilizzazione in termini di bilanciamento vero e proprio. Per me, infatti, centrale ed eventuali astine laterali con relativi pesi devono prima di tutto influire sulla mira che deve risultare stabile,di veloce acquisizione e, naturalmente, di buona tenuta. Per quel che riguarda le frecce, oramai da tre anni sto usando le “normali” X10 con un set up che si è rivelato particolarmente compatibile con le mie esigenze ed il mio stile di tiro, quindi, perché cambiare?”. In arcieria hai vinto quasi tutto quello che c’era da vincere …,ed in futuro?. “ La verità?. Vorrei passare alla storia come il miglior compoundista di sempre e, perché no, provare a vincere anche i Mondiali Field e magari tutti i Mondiali Fita a cui mi sia data l’opportunità di partecipare. Un gran traguardo, me ne rendo conto, ma io so perseverare”. Un ultimo input per tutti i compoundisti italiani … “ Lavorate duro, non abbiate paura di sperimentare e, soprattutto, non arrendetevi mai!!!”
I Materiali Outdoor Di Reo Wilde: Arco: Hoyt Ultra Elite XT 3000 caricato a 57.8# per 26”3/4 di allungo al pivot. Frecce: Targa: Easton X10 450 tagliate a 27”1/2, Punte 100 Grani Tungsteno, Cocche Easton Pin G,Penne Flex Fletch. Stabilizzazione: Centrale Bestinger 31” + Baffo laterale Bestinger da 10” Mirino: CBE, Diottra Sure Loc Black Eagle 0.55 con Dot. Rest: Spot Hog Infinity Rilascio Meccanico: Scott Longhorn III Pro Advantage
I Materiali Indoor Di Reo Wilde: Arco: Hoyt Vantage Elite XT 2000 caricato a 59# per 26”3/4 di allungo al pivot. Frecce: Targa: Easton X7 23/15 tagliate a 30”, Punte 200 Grani , Cocche Easton 3D,Penne Feathers 4”. Stabilizzazione: Centrale Bestinger 31” + Baffo laterale Bestinger da 10” Mirino: CBE, Diottra Sure Loc Black Eagle 0.55 con Dot. Rest: Spot Hog Infinity Rilascio Meccanico: Scott Longhorn III Pro Advantage
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