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11月1日 Parliamo di mira
Parlando di mira …
Una breve analisi che ci porta a riflettere su quali siano i fattori veramente determinanti per una buona conduzione ed un’ altrettanto felice efficacia di questa importante fase del tiro.
Mirare è importante in una disciplina come la nostra, tuttavia, un’ asserzione così semplice ed ovvia non sembra poi così scontata, se consideriamo le mille difficoltà che molti si trovano ad affrontare in merito. Cerchiamo di capire quindi quali sono, arcieristicamente parlando, ovviamente, i fattori operativi sostanziali ad una buona riuscita.
Settaggio dell’arco. Allungo, potenza e compatibilità della grip rappresentano i punti cardine di un settaggio del materiale che possa effettivamente aiutarci a gestire la mira nel migliore dei modi. Dell’allungo e della sua identificazione ho già scritto in passato proprio perché è il fattore “meccanico” più importante per la ricerca della dovuta rilassatezza muscolare e del conseguente comfort esecutivo in massima trazione. Semplificando va comunque ricordato che ad un allungo corretto la scapola del lato della corda dovrebbe trovarsi in una posizione tale da poter permettere al tiratore di scaricare fattivamente la gran parte del peso di trazione sul dorso. Anche per quel che concerne il libbraggio dell’arco ci troveremo a parlare di gestibilità. Non esiste motivazione valida al sovraccarico. In ogni caso, infatti, il libbraggio non dovrà rappresentare un ostacolo allo sviluppo ed al consolidamento del gesto. Dell’impugnatura sappiamo già che la sua conformazione dovrà permettere alla nostra mano di avvolgere l’arco senza trasmettergli quelle torsioni che, potenzialmente sempre latenti, andrebbero senza dubbio a disturbare la mira prima ancora dell’ impatto di freccia. Lavorare sul profilo e sulle sue dimensioni è praticamente obbligatorio qualora dovessimo riscontrare delle difficoltà a questo livello. Quando ci troveremo a gestire un range d’allungo entro l’ottavo di pollice ed un carico dell’arco nel limite della libbra, il tutto confortato da una grip comoda e “facile”, potremo finalmente indagare ed ulteriormente ottimizzare le potenzialità di mira. Visione del bersaglio. E’ innegabile che quando stiamo mirando, l’occhio è chiamato a svolgere un compito ben preciso,ossia allineare la targa ( il suo centro ) alla diottra ed alla peep. Questo lavoro può essere sostenuto in maniera più o meno agevole da tutto il nostro apparato visivo e, tale dato, è in gran parte dipendente dagli orientamenti che prenderemo al momento della scelta del nostro sistema di mira. Apertura della peep, fattore d’ingrandimento della lente, forma e colore del dot di mira, dimensioni dello stesso e grandezza della diottra sono dati che vanno presi in attenta considerazione allo scopo di non creare, anche in questo caso, delle inutili quanto dannose tensioni che potrebbero insorgere, per esempio, a livello dei muscoli facciali. Posizione. Il “ tirare sullo scheletro” è, compoudisticamente parlando, un fattore fondamentale alla precisione. Minimizzare il lavoro della muscolatura coinvolta nel tiro sfruttando al massimo ossa ed articolazioni per ottimizzare il raggiungimento della dovuta rilassatezza dovrà rappresentare, tecnicamente parlando, il nostro target principale. Giungere alla fase di mira in “minima velocità di sostentamento” aiuta, e non poco. Naturalmente ci vogliono ricerca ed allenamento, ma questa non è certo una novità. Condizione atletica. Per quanto già visto ai punti precedenti il trovarsi in una buona forma fisica non può che giovare alla mira. Allenare i gruppi muscolari interessati ( e non solo), vantare delle buone capacità aerobiche e mantenerle nel tempo farà di noi degli atleti prima ancora che dei tiratori. Riscaldamento e defaticamento dovrebbero dare inizio e segnare la fine di ogni nostra performance. “ Mira sana in corpo sano…” è assunto meno banale di quanto si pensi. Condizione mentale. Anche di questo ho gia parlato a lungo in scritti precedenti. In buona sostanza mirare efficacemente significa indirizzare il nostro focus nella giusta direzione. Mirare consciamente, con consapevolezza, forza e decisione è quanto di meglio dovremo aspettarci. Certo per fare questo la gestione di tutto il resto dovrà essere demandata alla mente inconscia che, opportunamente allenata,saprà regolare alla perfezione il nostro modulo esecutivo ideale. Portare avanti i due processi insieme e consciamente, oramai lo sappiamo, è azione che non dovremmo nemmeno tentare di portare avanti. Esiste anche una corrente tecnico – arcieristica di verso opposto che recita di una focalizzazione indicata al modulo esecutivo ed una mira che invece fluisce a livello subconscio. Qualsivoglia strada decidiate di percorrere ricordate comunque che il principio base rimane unanime: una e solo una è la zona sulla quale dovremo focalizzarci.Peep in Peep outPeep in , peep out…
Accessorio tutt’altro che trascurabile nel corredo di un compoundista la peep sight va scelta e installata con cognizione di causa.
Il ritorno al chiuso Sistematicamente, tornando ad allenarci e competere al chiuso, ci si ritrova a combattere con il posizionamento della peep sight sulla corda del nostro compound. Se abbiamo lavorato bene all’esterno, quasi sicuramente ci scopriremo con una locazione della stessa eccessivamente bassa per le richieste dettateci dal tiro a 18 metri. La sensazione sarà quella di essere un po’ ( ma anche parecchio, talvolta ) compressi dal nostro arco, quasi come se avessimo tirato in sotto allungo sino a quel momento. Dovremo probabilmente “incassare” il collo per trovare il foro della peep e poterci guardare attraverso ed il tutto, inevitabilmente, si ripercuoterà sul tiro creando una sorta di disagio generale con delle marcate difficoltà nella tenuta in mira. Non correte a mettere mano alla pressa, l’allungo non c’entra, peggiorereste solamente la situazione. Alzare il posizionamento della peep di qualche millimetro nel passaggio da out a indoor è operazione quasi “biologica” a meno che il settaggio precedente non sia stato portato avanti seguendo le esigenze del tiro Field che talvolta può richiamare a delle scelte prossime a quelle che regolano l’indoor. Prima di tutto. Esistono delle priorità tecniche che non vanno scavalcate qualora ci trovassimo a dover giudicare le caratteristiche ed il posizionamento di una peep. La prima è senza ombra di dubbio di carattere esecutivo e condiziona pesantemente per l’appunto le valutazioni che riguardano la locazione sulla corda del nostro primo ausilio alla mira. Necessariamente, infatti, per poter discernere adeguatamente tale parametro dovremo aver certamente sviluppato precedentemente tutte lo operazioni necessarie ad un corretto processo di trazione. Dopo aver per così dire “ aperto l’arco” ci preoccuperemo quindi di raggiungere l’ancoraggio ( o comunque lo vogliate chiamare ) che abbiamo precedentemente isolato come ideale ed infine di arrivare al “solito” contatto della corda sul nostro naso. Solo a questo punto potremo andare a traguardare il foro della peep essendo ragionevolmente certi di aver ricostruito nel migliore dei modi e sull’identico piano l’ipotetico triangolo che ai suoi vertici vede appunto la cocca di freccia, l’occhio ed il foro della peep. Sconvolgere l’ordine d’acquisizione di tali riferimenti non può che creare un marcato disordine esecutivo che solitamente si identifica in quelle sensazioni di sotto o sovrallungo che spesso i tiratori denunciano fra una sessione di tiro e l’altra se non addirittura al cambio di distanza nel corso di un torneo. Intuitivamente si potrebbe pensare che un cambio di posizionamento nell’altezza della peep ad ogni diversa richiesta od addirittura all’ adozione di un ulteriore arco settato per le “corte” piuttosto che per le “lunghe” possa risolvere il problema. La saggezza applicativa ci dice però che entrambe le soluzioni diverrebbero eccessivamente elaborate ( o costose, nel secondo caso ), per poter essere adottate. Il rispetto della cronologia nell’acquisizione dei contatti al viso saprà invece ridurre sensibilmente i disagi sopra descritti. Attenzione, perdere il controllo di questa piccola sotto sequenza è molto più facile di quel che si crede ed infatti capita normalmente anche a tiratori di alto e altissimo livello. Tale fenomeno va infatti visto come una sorta di malattia professionale che si può però tranquillamente prevenire attraverso un periodico ceck specifico. Basta ricordarselo insomma, anche se dirlo è certamente più semplice che farlo. In buona sostanza avere le peep ad una data altezza non assicura affatto la replica del medesimo ancoraggio così come del resto l’acquisizione ripetitiva dello stesso non garantisce a priori che il nostro occhio sia solitamente allineato al foro della peep, quindi…, non vi rimane che fare un po’ d’ordine. Punto due. Il diametro del foro della peep ha la sua importanza…, e mi si passi questa ultima ovvietà. E’ importante perché, rapportato al fattore di ingrandimento della lente, alla dimensione della lente stessa, alla distanza che separa l’occhio dal suddetto forellino ed a quanto la diottra sarà a sua volta lontana dal medesimo, influenzerà la qualità dell’immagine da noi percepibile. Sfuocata, nitida, luminosa o meno la visuale che ci apparirà farà più o meno a cazzotti con le nostre naturali “tendenze” e gli stessi effetti sortiranno peraltro i dot di mira che avremmo scelto di montare ( punto più o meno grande, cerchietto, colore, contrasto). Ovviamente dovrete fare un po’ di prove, ma sarà tempo ben speso, ve lo assicuro. Scegliete un sistema che vi lasci tranquilli, che non enfatizzi i vostri naturali movimenti di assestamento durante la mira e, perché no, cambiateli talvolta, anche solo durante il training, giusto per darvi una benefica “scossa” che sappia chiarirvi ancora di più ciò che è meglio per voi sotto questo aspetto. Del resto stimolare abilità diverse non può che fare bene a tutto l’insieme. Tornando però alle dimensioni del forellino insito nella peep ed alle sue dimensioni, concederei sicuramente una priorità assoluta al fatto che lo stesso sia dimensionalmente abbastanza ampio da poter inscrivere la diottra nella sua totalità durante la collimazione. L’alone di luce che contornerebbe il telaio della lente, infatti, ci permetterebbe di poterla centrare perfettamente entro il foro della peep, situazione irrinunciabile ad una corretta rispondenza del sistema di mira. Così non fosse, infatti, non saremmo in grado di poter controllare quegli errori di impatto che inevitabilmente si presenterebbero allorchè la diottra si trovasse occasionalmente scostata sul piano orizzontale o su quello verticale. L’alternativa sarebbe quella di rendere comunque possibile la cosa attraverso una mascherina circolare da applicare alla lente ed avente i medesimi effetti e scopi. Possibile, ma magari non preferibile. Di quanta luce abbiamo bisogno attorno alla lente ne fornisce chiaro dettaglio la foto in calce poi, senza dubbio, anche qui prevarranno le preferenze personali e le esigenze dettate dalla disciplina praticata. Prove. Come già detto alcune prove saranno necessarie, e magari anche una buona dotazione di materiali specifici. Ricordate però che ad una peep in alluminio economica si può anche allargare il foro centrale attraverso il semplice uso di una limetta a coda di topo ( tanto per farsi un idea delle dimensioni cercate ) o che a un telaio di lente troppo piccolo si possono applicare, per esempio, dei piccoli elastici per capelli che ne ingrosseranno il profilo ma , naturalmente, non serve sia io ad ispirare la vostra inventiva. Potrete anche giocare sull’avanzamento o l’arretramento della prolunga di mirino ma aspettatevi delle variazioni su fuoco ed ingrandimenti piuttosto sensibili ( ma se è solo un test…). Poi , con calma, procederete con i nuovi acquisti se necessari. Quando invece opererete sulla corda in funzione del posizionamento della peep cercate di adoperare dei tool specifici od al limite un po’ di italica saggezza procurandovi degli strumenti che possano aiutarvi ad aprire la corda ed a scostare gruppi di fili o parti di essi senza danneggiare il filato. Spesso per interventi urgenti e veloci ( i coach ne sanno qualcosa ) può bastare una pinza ad apertura inversa con i becchi arrotondati del tipo usato per rimuovere gli anelli d’arresto sugli assi compound ( Seeger ) ed una matita possibilmente a profilo circolare che potrà mantenere divaricata la sede di corda senza sbucciarla o peggio rompere dei fili, in attesa che con la suddetta pinza ne creiate una nuova. Ricordate per ultimo che una peep perde il suo posizionamento iniziale sull’orizzontale ( gira male ) per dei motivi che possono essere legati allo stiramento del filato, del serving o del d – loop, se per caso ne fate uso. Verificate perciò le misure del vostro arco e dell’allungo ogniqualvolta questi episodi abbiano a verificarsi. All’occorrenza ristabilite i giusti valori sull’attrezzo appena possibile prima di procedere al riposizionamento definitivo della peep.
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