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    19 Dezember

    Diamo di gomito...

    Diamo di gomito…

     

    La posizione finale del gomito della corda al termine della trazione e dopo l’acquisizione dei punti di contatto al volto è argomento a quanto pare largamente discusso entro la realtà compoundistica nazionale. Parliamone quindi….

     

    Indice di riferimento.

    Perché è di questo che parliamo quando si tocca l’argomento. Il che significa che il gomito di trazione ragionevolmente e presumibilmente dovrebbe trovarsi ad una certa altezza, per esempio, rispetto al naso del tiratore ( altro indice di riferimento) piuttosto che proiettarsi sulla linea di freccia ( ennesimo indice di riferimento), rispettivamente da una visione frontale e posteriore.

    E’ bene chiarire però che tale stato di cose di per sé non garantisce una situazione operativa ottimale o identifica una “ condicio sine qua non” di carattere assoluto. Lo status ottimale , infatti, non guarda espressamente alla posizione del gomito della corda alla fine della trazione ma, piuttosto, e crediamo indiscutibilmente, ad un  settaggio scheletro/muscolare che predisponga il tiratore ad un adeguato prosieguo dell’azione e quindi allo scarico del peso di trazione sul dorso( prima) ed all’incremento o consolidamento della tensione dorsale (poi). Che alla soluzione di tale richiesta tecnica si arrivi nella stragrande maggioranza dei casi proprio con una risultante che vedrà un gomito almeno in linea con il naso del tiratore ed un avambraccio che proseguirà la linea di freccia è fatto, appunto, sicuramente indicativo ma, altrettanto certamente, tutt’ altro che assoluto.

    Variabili.

    Sviluppo del loop quando in uso, lunghezza del cordino dello sgancio se in uso, presa al rilascio per gli apparecchi “impugnabili”,settaggio della polsiera per i meccanismi che lo prevedono, altezza della peep, conformazione della grip, queste, in soldoni, solamente le componenti per così dire “secondarie” che condizionerebbero il posizionamento del vostro gomito ad ancoraggio acquisito, considerando sempre come “primaria” la variante inerente l’allungo espresso dall’arco in dotazione. Da un punto di vista anatomico, funzionale, o biomeccanico, se preferite, dovremmo parlare invece di, per dirne solo alcune : rapporto  geometrico fra braccio e avambraccio ( lunghezza dell’uno divisa per lunghezza dell’altro ), ampiezza della mano,lunghezza delle dita,  flessibilità articolare propria, ecc., ecc., insomma, una ridda di “se” e “ma” di varia natura che, ancora una volta, ci consigliano di non fermarci alla mera rilevazione spaziale del  gomito, ma di saper guardare oltre aspettandoci, mentre ci inoltriamo nella vera ed unica ricerca valida ( il settaggio di cui sopra ), delle situazioni non esattamente ortodosse, che potrebbero far presumere per esempio, ad un sovra o sotto allungo.

    Potremmo dunque dire che…

    Fatto salvo un corretto atteggiamento posturale statico( argomento che abbiamo più volte toccato in precedenza),

    il posizionamento della spalla e quindi della scapola di trazione diventerà semplicemente essenziale.

    In effetti potremo quindi sostenere che tutti i nostri orientamenti in merito alle variabili di cui sopra ( allungo in primis ) andranno indirizzati in modo che il gruppo articolare di spalla e scapola di trazione sia propedeuticamente settato ad un ortodosso lavoro del dorso con specifico riferimento ai muscoli romboidi ed al sollevatore della scapola, artefici primi della oramai famigerata “ Back Tension”. Facendola corta, dovremo essere in grado di creare, in dette zone, un rapporto di leve particolarmente compatibile con i nostri scopi ( dinamismo esecutivo).

    Pericoli e aggiustamenti.

    Una scapola della corda troppo aderente alla colonna vertebrale ci parlerebbe di un’ eccessiva “espansione”, se ci è concesso il termine. Sarà altamente probabile che, ritornando all’arto di trazione, in una condizione del genere il nostro avambraccio si trovi sotto la linea di freccia e, con esso, anche il suo gomito, ovviamente. In prima istanza ci si dovrebbe quindi rivolgere, paradossalmente, alle variabili che qui abbiamo definito per comodità” secondarie” per poi passare, qualora gli interventi in questo senso fossero risultati vani, ad una  inevitabile riduzione d’allungo direttamente sull’arco. Ci si muoverà all’opposto nel caso di una scapola di trazione chiaramente troppo distante dalla colonna e riferimenti d’arto presumibilmente inversi all’esempio citato.

    Per concludere…

    Rimane inalterato il concetto d’ ottimizzazione del lavoro scheletrico e conseguente riduzione dell’impegno muscolare specifico al quale potremmo alla fine aggiungere, appunto, il principio dell’ottimizzazione delle leve a sua volta propedeutico al dinamismo esecutivo. Punti tecnici che, per nostra fortuna, risultano compatibili sotto tutti gli aspetti. In buona sostanza possiamo concludere che niente ci impedisce di prendere il gomito e l’arto di trazione quali indici di riferimento, qualora gli stessi siano subordinati ad un valore tecnico più alto quale, appunto, la situazione scheletro/muscolare del dorso.

     

    FOTO 1FOTO 2

    Foto N°1 e N° 2:

    I riscontri ideali(a sinistra), possono anche  trovare applicazione(a destra).

    FOTO 3

    Foto N° 3:

    Il target tecnico principale rimane riferito al dorso.

    FOTO 4FOTO 5FOTO 6

    Foto N° 4, N°5, N°6:

    Situazioni soggettive comunque influenzate dalla medesima ricerca.

    FOTO 7FOTO 8

    Foto N° 7, N° 8:

    Condizioni estreme comunque rilevatesi come paganti alla prova dei fatti.

    FOTO 9

    FotoN°9:

    Anomalia presumibilmente troppo marcata per non richiedere interventi radicali.

    FOTO 10

    Foto N°10:

    Un ancoraggio solido e profondo è bene. La ricerca dello stesso non deve comunque prescindere

    Dal target tecnico principale.