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8月18日 Qui ed ora
QUI E SUBITO....
Già, proprio così,anche i nuovi regolamenti recentemente varati dalla federazione internazionale confermano il trend agonistico degli ultimi anni : poche frecce, scarsissime possibilità di recupero e quindi richieste tecniche e mentali sempre più alte.
Che si possa essere in accordo o meno con tale andamento, rimane comunque il fatto che con ritmi di tiro velocissimi e soglie di tolleranza ridotte praticamente a zero abbiamo e forse avremo sempre più a che fare. Spontanea dunque nasce l'esigenza di una specifica strategia che in qualche modo possa soddisfare tali pesanti richieste. Equazione non facile alla cui soluzione da anni si impegnano gli addetti ai lavori di tutto il mondo. In merito infatti a tutt'oggi si possono avanzare delle riflessioni più o meno lucide ma non certo delle soluzioni definitive. Vero è tuttavia che sarebbe quantomeno opportuno che a tutti i livelli si cominciasse a riconsiderare alcuni aspetti inerenti la formazione e la preparazione dei nostri tiratori. Mi permetto quindi di suggerire alcuni spunti di riflessione. Coscienza/ Consapevolezza/ Controllo. Le capacità di prendere decisioni corrette e veloci e di recuperare tecnicamente e quindi mentalmente da situazioni impreviste o disagevoli in maniera altrettanto repentina rimandano immediatamente all'argomento "consapevolezza", termine questo forse abusato e che con tutta probabilità, applicativamente parlando, può risultare ancora nebuloso nel suo senso. Non pare quindi banale ricordare che per consapevolezza si intende, anche letteralmente, l'essere a conoscenza di.... Nel nostro caso ovviamente dovrebbe essere a noi noto tutto quello che serve fare per ottenere il massimo risultato ad ogni singolo scocco di freccia. Parliamo quindi di azioni studiate e biomeccanicamente compatibili concatenate in una sequenza logica ed efficace, al solito. Tali azioni e/o movimenti, se preferite, devono quindi essere ricercati, sperimentati, accettati ed appresi allo scopo di fondare i susseguenti e necessari automatismi che tuttavia mai dovranno essere lasciati completamente ed assolutamente liberi. A questo serviranno infatti i "controlli", alias delle stazioni di monitoraggio sgranate lungo la sequenza e poste in precise allocazioni dinamiche e spazio - temporali. Quantificare il numero di queste caselle di monitoraggio sarebbe quantomeno arduo tanto più che la risposta più veritiera dovrebbe recitare: "...tutte quelle che si evidenziano come necessarie...". L' esperienza tecnica poi ci dice che quanto minore sarà il loro numero tanto più se ne avvantaggerà la prestazione pura. Ovviamente pensare ad una tendenza di tale numero a zero risulta semplicemente assurdo dato gli antefatti dai quali siamo partiti. Abbiamo quindi bisogno di riferimenti certi piuttosto che di "sensazioni" non meglio identificate che, come ben sappiamo, nei momenti critici sono proprio le prime ad andarsene. " Sentire" non è affatto sinonimo di "Fare" ed anzi, nello specifico risulta vero l'esatto contrario. Bene, credo che questo tipo di struttura tecnica, una volta sviluppata, possa essere un’ ottima base sulla quale poi intervenire anche da un punto di vista mentale. E' d' altro canto risaputo che non esiste mental training al mondo che riesca a farvi eccellere in un gesto che non conoscete, non comprendete e sul quale perciò non avete ne avrete mai alcun tipo di controllo. Le domande alle quali dovremo dare risposta per prime saranno quindi come?, quando? e ultimo ma non certo per importanza...perchè?. Sono quindi definitivamente tramontati i tempi del " ..lasciare che tutto accada.." e siamo invece pienamente immersi in una realtà agonistica in cui risulta assolutamente necessaria la figura di un tiratore pronto, preparato, cosciente, informato e, perchè no, giustamente "aggressivo". Forti quando serve. E serve quando sono in ballo le medaglie, fatto più che scontato direi. Ebbene quello che accade invece è che nella stragrande maggioranza dei casi proprio in dette occasioni non riusciamo a dare il massimo ed anzi, talvolta rasentiamo i nostri minimi storci in quanto a punteggi. Beh, se non abbiamo soddisfatto i punti tecnici di cui sopra sappiamo che sarebbe saggio fare un passo indietro e rimettersi a lavorare con la necessaria umiltà e la dovuta lena. Tutto ciò potrebbe tuttavia non bastare qualora i nostri allenamenti non fossero compatibili con la realtà applicativa finale. C'è da chiedersi infatti quanto possa risultare utile ad arcieri già sufficientemente capaci continuare a fare riferimento a numeri, tempi e situazioni di training che non assomigliano nemmeno lontanamente a quelle di un torneo. L'allenamento è per definizione la " preparazione alla competizione " e quindi un buon programma è chiamato a simulare, eventualmente esasperandole, le difficoltà di una gara, non certo a renderle più morbide ed abbordabili. Facendo riferimento all'atletica leggera possiamo sostenere che parecchio tempo addietro un tiratore di alto livello sarebbe stato chiamato a correre una maratona, oggi, per guadagnarsi i medesimi allori lo stesso soggetto sarebbe schierato sulla linea di partenza dei 100 metri piani. Al di fuori di ogni metafora i FITA dovrebbero rappresentare oramai poco più che un approccio alla battaglia vera e propria che invece si svolge su dodici "misere" ma importantissime frecce, talvolta per giunta scoccate in due fulminee volèè da sei. A questo dovremmo prepararci e a null'altro. Allenarsi su frecce e numeri contenuti di per sè alza le richieste tecniche e mentali riducendo le possibilità di recupero accompagnando il tiratore verso una più realistica situazione operativa. Di certo vi si pareranno davanti problematiche nuove , magari più impegnative ma proprio per questo maggiormente stimolanti. Vi troverete a dovervi mantenere lucidi sempre, a richiamare il meglio di voi in quel preciso momento,a recuperare energie fisiche e mentali in tempo zero, a gestire emozioni diverse in tempi ristrettissimi e a fare il vostro dovere sino in fondo al di là ed al di sopra del risultato che sino a quel momento siete riusciti ad ottenere. Situazioni che, rifletteteci, probabilmente in una delle vostre solite sedute di allenamento attualmente non riuscireste a ricreare,senza contare che poi, probabilmente, anche gli interminabili Fita di calendario, se affrontati in questo modo, diverranno degli autentici campionati fatti di partite vinte, perse e di onorevoli pareggi, anche questi tutti da gestire. In ogni caso mi sembra legittimo pensare che da una " cura" del genere il vostro "ego" arcieristico non potrà che uscirne ingigantito.
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