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9月1日 La barra del mirinoCiclicamente, purtroppo, ci troviamo costretti a rivedere degli argomenti che credevamo oramai definitivamente risolti. Stavolta è la barra d’estensione del mirino a tenere banco in quanto, almeno prestando orecchio alle voci che ci giungono dai campi di tiro, la sua reale funzionalità viene ancora troppo spesso fraintesa. Lunghezza ed estensione. Soprassedendo agli effetti d’ingrandimento e rifrazione che non molto tempo addietro abbiamo estesamente trattato, attacchiamo invece in maniera diretta una delle più ataviche, tenaci ma non per questo meno assurde credenze che l’arcieria abbia mai alimentato. Stigmatizziamo una volta per tutte quindi che una prolunga di mirino quanto più lunga od estesa possibile non concede nè concederà mai maggior precisione nel mirato e quindi negli impatti di freccia. Il quanto distanziare la diottra di mira dal corpo arco in direzione del bersaglio, o dal nostro occhio, se preferite, non è faccenda che si liquidi con un semplice “…più è lontana, meglio è…”. Troppo facile, anzi, sbagliato, e questo sia che la diottra in uso sia fornita di lente o meno, tanto per essere chiari. Le controindicazioni più pesanti che possono nascere da un teorema così strampalato purtroppo arrivano a toccare anche aspetti posturali, tecnici, e quindi esecutivi. Facciamo riferimento, per esempio, ad ancoraggi assurdi accompagnati da posizionamenti di peep sulla corda altrettanto alieni e persino di libbraggi assolutamente fuori dalle capacità gestionali di un tiratore. Il tutto, ovviamente, per arrivare a coprire anche le distanze più lunghe di gara, tenuto presente che estendere la barra del mirino, notoriamente ,“ruba” distanza allo stesso. Abbiamo poi il fattore legato alla gestione del mirato che, inevitabilmente, sarà a sua volta disturbato da una diottra troppo lontana e quindi esageratamente severa nel leggere quei naturali movimenti di assestamento che invece, con una prolunga saggiamente gestita, non risulterebbero letti come tremore dal nostro sistema di gestionale. Compensare le torsioni? Altra favola metropolitana. Se è vero infatti che ad una certa estensione della barra del mirino può corrispondere una sorta di correzione automatica di eventuali torsioni indotte all’attrezzo dalla mano dell’arco, è vero anche che tale stato ideale non corrisponde necessariamente ad un posizionamento estremamente avanzato della prolunga stessa. Per arrivare ad ottenere l’optimum sotto questo aspetto, infatti, sarà necessario portare avanti delle prove imponendo volontariamente delle torsioni sulla grip con diversi posizionamenti di barra sino a trovare, appunto, l’ estensione meno penalizzante a livello d’ impatti. La domanda però a questo punto potrebbe essere: “ Ma vogliamo imparare a posizionarla correttamente questa mano dell’arco sì o no???!!!”. Peraltro sarebbe decisamente più ragionevole come soluzione. Scegliamo sensatamente. Il buon senso, oltre che la logica ci deve invece venire in aiuto al momento della scelta d’estensione della nostra prolunga. Risulta ovviamente scontato che, in nessun modo, il nostro sistema di mira ( e la barra ne è parte integrante) ,può condizionare i nostri orientamenti posturali ed esecutivi ma, al contrario, ne deve essere assolutamente assoggettato. Va da sè quindi che nemmeno un mirino reso troppo “sensibile” e quindi capace di mettere in allarme il nostro sistema gestionale ( ..sto tremando!!!) può essere accettato. Compoundisticamente parlando, inoltre, fattori quali l’ampiezza della diottra rapportato al foro della peep,il foro di collimazione stesso, l’ingrandimento di lente preferito, la più ambita visione della targa oltre al ragionevolmente limitato gap di brandeggio fra distanze corte e lunghe, devono godere di giusta priorità nel corso di una valutazione dall’aspetto tutt’altro che secondario. |
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